SULLA PRESENZA DI MICHELANGELO BUONARROTI NELLA POESIA DI DINO CAMPANA

Comunicazione di Rodolfo Ridolfi Presidente In occasione del Convegno tenutosi a Castelnaudary (Francia) nel dicembre scorso.

La musica, il colore, la pittura, la scultura e l’architettura sono palpabilmente presenti nella “poetica campaniana”. Nella sua opera che è traduzione letteraria della sua alta cultura decisivo è il rapporto con la pittura e con la scultura , Giotto, Michelangelo, Raffaello Leonardo sono fra le citazioni dei Canti Orfici che Campana predilige. Nel libro “Vita non romanzata di Dino Campana” del 1938 Carlo Pariani ricorda come “La Notte” nei “Canti Orfici” si divida in sedici capoversi e nel nono il nome del Buonarroti richiami il plastico atteggiamento di una scultura: “Michelangelo fece la Notte”.” Venne la notte…….: poi che Michelangelo aveva ripiegato sulle sue ginocchia stanche di cammino colei che piega, che piega e non posa, regina barbara sotto il peso di tutto il sogno umano, e lo sbattere delle pose arcane e volente delle barbare travolte regine antiche aveva udito Dante spegnersi nel grido di Francesca…..”

La reminiscenza Michelangiolesca è fortissima, si pensi alle figure femminili, viste sovente come ultime rappresentanti di una serie infinita che risale fino alle donne antiche, che quasi sempre appaiono con volti e posture che richiamano le arti figurative di altri secoli. Ricordo, ad esempio, le cariatidi de La Notte, la Notte di Michelangelo, le figure bizantine. Talora queste immagini sono esplicite, come la Chimera “suora” della Gioconda leonardesca, altre volte possiamo ritrovare una traccia chiarificatrice del testo degli Orfici in altri suoi scritti. Condotto da imperscrutabili stati d’animo, Dino vagherà nelle grandi città d’Italia e d’Europa come tra i silenzi delle nevi alpine. O ancora nella dolcezza severa dei paesaggi autoctoni (tra il presagio dei suoi “divini primitivi”, Dante, Leonardo, Michelangelo, Frate Francesco) o nel vastissimo soffio della Pampa argentina: unico sincero tentativo d’evasione, questo, verso un più aperto orizzonte ove tentar di collocare, una volte per sempre, la propria inattuata (ed inattuabile) realtà.

Per questo e’ possibile collocare Campana in una regione culturale tra classicismo e modernità , tra Michelangelo e Rimbaud.

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